Liberazione Animale Genova intervista il gruppo Turco “Freedom to earth – Libertà alla terra”

Condividiamo volentieri dal blog di LAG:

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato su questo blog il report di una protesta organizzata da diversi gruppi ed associazioni ecologiste ed animaliste in occasione della fiera della pelle e delle pellicce di Istanbul, in Turchia, una delle organizzazioni coinvolte nell’iniziativa era “Freedom to Earth – Libertà alla terra”.

Abbiamo voluto parlare di una protesta come questa per evidenziare il fatto che anche in contesti sociali e culturali non pienamente riconducibili al modello occidentale iniziano a svilupparsi ed affermarsi movimenti di lotta ecologista o antispecista, le cui modalità ed i cui contenuti spesso presentano caratteristiche peculiari e con i quali pensiamo sia fondamentale confrontarsi e conoscersi.

In occasione del corteo del 1 maggio ad Istanbul numerose realtà anticapitaliste e libertarie si sono incontrate in strada, durante la marcia sono stati attaccati alcuni simboli dello sfruttamento quali banche, ristoranti Mac Donalds o punti vendita di grosse multinazionali. Il 15 maggio la polizia turca ha fatto irruzione nelle prime ore del mattino nelle case di numerosi attivisti /e, impegnati /e  in movimenti e lotte diverse, arrestandone 48. Tra loro molte persone impegnate nel movimento di liberazione animale, alcuni /e facenti parte del gruppo “Freedom to Earth”.

Per saperne di più sulla attuale situazione repressiva,  ma anche per avere una prospettiva generale del movimento di liberazione in Turchia e della sua storia, abbiamo pensato di intervistare un attivista di “Freedom to Earth” conosciuto quest’estate in giro per l’Europa.

Quella che segue è la traduzione di questa breve chiacchierata.

 

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1)      Potresti introdurre il vostro collettivo, “Freedom to Earth”?  Se ho capito correttamente la vostra intenzione è di non concentrare la vostra azione su una specifica problematica, ma di abbracciare la lotta per la liberazione in modo più ampio, a cominciare dalla scelta del nome, dove si evita volontariamente la parola “diritti” in favore della parola “libertà”. Avete alcuni progetti di cui vuoi parlarci in questo momento?

 

Hai ben interpretato le nostre intenzioni. Abbiamo scelto “libertà” piuttosto che “diritti”,  in quanto riteniamo che il discorso che riguarda i “diritti” sia piuttosto problematico, soprattutto in quanto questo tipo di concetto è facilmente frainteso e la parola viene usata anche dalle autorità stesse, in alcuni casi. La libertà è un concetto che coincide con il fatto stesso di essere nati /e, ed è innegabile. Inoltre, sempre riguardo al nostro nome, vorrei precisare che sebbene concentriamo la nostra attenzione sulla questione animale, non abbiamo incluso la parola “animale” volutamente nel nome del gruppo. “Freedom to Earth – Libertà per la Terra” per noi include il tutto. Immaginiamo un mondo in cui tutti gli animali non umani siano liberi, ma in cui sessismo e razzismo ancora dominino, insieme al capitalismo stesso. La nostra missione sarebbe lontana dall’essere completa. Per questa ragione desideriamo la libertà non solo per gli animali, ma per il pianeta. Vogliamo semplicemente eradicare ogni forma di schiavitù dalla Terra, per questo pensiamo sia necessario indirizzare la lotta verso ogni tipo di oppressore, in una comprensione sistematica del problema.

Per quanto riguarda ciò che facciamo, oltre ad attività di supporto ad altre realtà come lo scrivere testi e comunicati stampa solidali verso gruppi che si occupano di tematiche quali lo sfruttamento minorile,  l’utilizzo di energia nucleare piuttosto che gli assassinii di persone trans e la partecipazione a manifestazioni organizzate da altri gruppi libertari, organizziamo anche presidi, azioni in strada, demo e tavoli informativi su tematiche correlate alla liberazione animale,  quindi circhi, pellicce / pelle, sul consumo di carne o sulla vivisezione. Per il momento non ci occupiamo di randagismo in quanto è una tematica largamente trattata da altre associazioni.

Ci interessa parlare di ciò che non viene detto. Vogliamo mostrare alle persone la realtà nascosta all’interno degli allevamenti, dei macelli, dei circhi. Due investigazioni hanno rivelato recentemente cosa accade  all’interno dei macelli turchi, luoghi che per anni hanno operato nell’assoluto anonimato. Come gruppo non abbiamo ancora una attività di recupero diretto degli animali dai luoghi di sfruttamento, ma ci teniamo a parlare del nostro approccio abolizionista ogni volta che ne abbiamo la possibilità, durante i tavoli informativi, interviste con i media o nei nostri comunicati. Onestamente non abbiamo in questo momento grossi progetti, l’unica attività costante sono i presidi informativi che teniamo nei pressi delle università sullo specismo in generale, e sugli OGM. Dopo gli arresti del 1 maggio non abbiamo più organizzato manifestazioni pubbliche.

 

2)      Abbiamo appreso della rivolta avvenuta ad Instanbul durante le manifestazioni per il 1 maggio e della repressione che ha in seguito colpito il movimento in Turchia. Puoi spiegarci un po’ meglio come sono andate le cose?  Riguardo alle persone arrestate: quanti compagni /e sono ancora rinchiusi /e? Quali sono le accuse contro di loro e come interpreti la situazione repressiva generale in Turchia al momento? Ritieni vi sia supporto organizzato per gli /le attivisti /e in previsione del processo?

Freedom to Earth” ha partecipato alla manifestazione del 1 Maggio 2012 nel blocco anarchico. La chiamata era stata lanciata per ogni gruppo/individuo ostile al sistema. Davvero molteplici approcci ed idee si sono incontrate in questo corteo, dalle femministe agli antiproibizionisti. Non conoscevamo moltissimi di questi gruppi, ma è stato soddisfacente vedere così tante persone “arrabbiate” convergere in questa manifestazione. Durante il corteo verso Taksim Square ( la piazza principale di Istanbul) alcuni /e  hanno dato sfogo alla propria rabbia contro alcune catene multinazionali come Starbucks e McDonalds, contro banche e simboli dello stato, uffici postali e fermate dei mezzi di trasporto. Secondo i media istituzionali oltre 21 luoghi sono stati attaccati. Le uniche cose realmente accadute sono stati danneggiamenti di vetrine, bancomat e telecamere. Nessuna persona è stata ferita o attaccata, ma i media hanno presentato queste azioni ingigantendole. La polizia non è intervenuta, si sono limitati a filmare tutto da un elicottero. 14 giorni dopo  molti dei/ delle partecipanti sono stati arrestati /e nelle prime ore del mattino. Le loro case sono state perquisite, molti gli oggetti sequestrati.

Durante gli interrogatori la polizia non ha risparmiato domande idiote, tentando di dimostrare  qualche interconnessione tra “Freedom to Earth” e l’ALF.  Ci chiedevano perché siamo vegan, perché alcuni di noi supportano il movimento di liberazione curdo, perché lottiamo contro le centrali idroelettriche o le centrali nucleari…ma la domanda più esilarante era in riguardo alla nostra protesta alla “fiera curda”, come se una tale cosa potesse esistere!  In turco, curdo si dice “Kürt” mentre pelliccia si dice “kürk”. La polizia ha inteso la nostra protesta contro la fiera della pelliccia come una protesta per la liberazione curda! Ad alcuni individui vegan è stato negato un vitto appropriato, mentre altri /e vegetariani /e sono riusciti ad ottenere cibo.  Nei giorni seguenti molte persone sono state rilasciate, ma 15 delle 48 arrestate sono rimaste dentro per 3 mesi. Abbiamo organizzato numerose proteste e concerti solidali. Le famiglie dei detenuti e delle detenute hanno creato un coordinamento di supporto per i/le prigionieri /e del 1 maggio.

Al momento anche  le ultime 15 persone sono state rilasciate, ma tutti /e  e 48 sono in libertà condizionata, in attesa di processo. Per semplicità queste persone sono state riconosciute come parte del blocco anarchico, ma va precisato che molte di loro non si conoscevano prima, e si sono incontrate per la prima volta in carcere, e le loro posizioni politiche sono piuttosto eterogenee. Alcune sono vegan , altre mangiano carne. Alcune di loro si definiscono primitiviste, altre individualiste, altre ancora post-strutturaliste…

Nessuno è ora in carcere, quindi, in relazione ai fatti del 1 maggio, ma  gli /le imputati /e sono stati rilasciati /e con precise imputazioni secondo le quali tutte e 48 le persone fanno parte dello stesso gruppo, chiamato Revolutionary Anarchist Action ( DAF), il che è assolutamente falso. Si tratta di un gruppo di Instanbul, che non era presente durante il corteo del 1 maggio. Le imputazioni precisano comunque che per gli investigatori tutte e 48 le persone sono considerate anarchici ed anarchiche.  Tutte le  persone coinvolte  saranno processate per danneggiamento, danneggiamento a proprietà pubblica e per manifestazione non autorizzata. Chiaramente l’opinione pubblica ha una idea già precisa a riguardo, considerando ideali che rigettano l’istituzione della famiglia o dio come un crimine di per se,  e si operano continue generalizzazioni. È ridicolo persino pensare che tutte e 48 le persone possano essere state coinvolte nei crimini contestati, alcune di loro neanche erano presenti nel corteo del 1 maggio. Una di loro è una ragazza che al momento è in cinta di 8 mesi, la vogliono processare solo perché compagna di un anarchico presente al corteo. Il processo si terrà il 25 gennaio 2013. Il supporto internazionale sarà assolutamente necessario in preparazione al processo, ma pensiamo sia importante dire che non tutte queste persone fanno parte del nostro gruppo, “Freedom to Earth“,  crediamo che però tutte le persone coinvolte si riconoscano in modi diversi nell’anarchismo come principio politico e siano impegnate nelle diverse lotte di liberazione.

3)      Abbiamo visto le immagini di una protesta organizzata dal vostro gruppo “Freedom to Earth”insieme ad altre realtà, contro la fiera della pelle e della pelliccia, il 17 gennaio ad Istanbul. Sfortunatamente non è molto comune vedere persone che da diverse lotte di liberazione convergono in una mobilitazione contro lo sfruttamento animale: succede spesso in Turchia? Era già accaduto che il vostro gruppo co-operasse con altri gruppi od individui per manifestazioni o campagne che concentrano l’attenzione su una problematica specifica?

Si, abbiamo marciato insieme ad altri /e attivisti /e per la liberazione animale, welfaristi /e e anarchici /he, al gruppo “Rhytms of Resistance”  ed al progetto “Ergene” ( un gruppo fondato per proteggere il fiume Ergene dalla contaminazione industriale) in occasione della protesta contro la fiera Internazionale della pelle e della pelliccia il 17 gennaio 2012. Il nostro obiettivo ultimo è di poter riunire differenti realtà contro diversi tipi di sfruttamento. Sin dall’inizio abbiamo cercato di partecipare a diverse iniziative con gruppi ecologisti, antirazzisti, femministi o che si occupano di tematiche LGTB.  Sebbene pensiamo le nostre iniziative siano la ragione principale per cui differenti gruppi hanno deciso di fare proprie istanze animaliste, possiamo dire che è abbastanza comune che diverse realtà anarchiche / emancipatorie decidano di lavorare insieme. Lo stesso vale per la sinistra istituzionale, i sindacati marciano spesso con gli studenti o con partiti di sinistra. Quello che non accade mai è che queste realtà filo istituzionali decidano di scendere in piazza con gli anarchici, per questa ragione non abbiamo nessun contatto al momento con gruppi marxisti o socialisti.

 

4)      Potresti farci una breve panoramica sullo sviluppo e la storia del movimento di liberazione animale in Turchia? Esistono molte realtà che si interessano a questa tematica?  Lo sfruttamento animale è un argomento dibattuto nella società turca e se si, da quando?  Esiste una parte del movimento occupata nel supportare la causa attraverso l’azione diretta?

A dire la verità in Turchia la liberazione animale è un argomento piuttosto nuovo. Il movimento radicale è nato circa 10 anni fa quando alcuni /e  attivisti /e animalisti, anarchici /e e primitivisti /e hanno iniziato a tradurre alcuni articoli su questa tematica scritti all’estero. In quegli anni si sono anche visti i primi timidi tentativi di produrre delle fanzine cartacee.

Se vogliamo parlare della tematica dello sfruttamento animale in Turchia in maniera più ampia, il soggetto è stato trattato per la prima volta da alcune grosse associazioni protezioniste, gruppi di “amanti degli animali”. La prima associazione animalista protezionista è stata fondata in Turchia nel 1924, ed esiste tuttora. Sappiamo che utilizzavano ancora camere a gas nei canili negli anni ’70  ed ’80 per l’uccisione dei randagi, dove venivano impiegati persino vapori di acqua ossigenata o di detergenti chimici per soffocare gli animali. L’approccio di questa associazione non è mai cambiato, ma oggi non riescono a far passare queste cose facilmente come in passato. Dopo questa associazione terribile , ne sono nate altre tre in Turchia prima degli anni ’90. Di norma si trattava di organizzazioni che si occupavano esclusivamente di randagismo e invitavano le istituzioni ad utilizzare metodi di soppressione degli animali più “umani”. Per esempio, uno dei presidenti di queste associazioni nei primi anni ’90 rilasciò alcune interviste sui media dove disse chiaramente : “ le autorità locali uccidono questi animali, gli sparano per strada. Se vogliono farlo, dovrebbero fare questo lavoro in modo più civile, perché esporre così palesemente la società a questo tipo di violenza la danneggia nel profondo”. Chiaramente si tratta di un approccio protezionista che non pensiamo possa fare nulla di positivo per gli animali né garantire loro maggiori diritti. Ma fu sempre una di queste associazioni che per la prima volta richiamò l’attenzione su altre forme di sfruttamento degli animali. A partire dai primi anni ’90 iniziarono ad organizzare diverse conferenze e dibattiti sugli animali “da reddito”,  per la prima volta si parlò di sperimentazione animale. Con questa associazione iniziò a passare un messaggio diverso: gli animali non sono cose.

Se pensiamo alla situazione sociale turca è molto difficile, tutt’oggi, riuscire a parlare di queste tematiche con un approccio non protezionista. In generale possiamo dire che tutte le grosse organizzazioni di questo stampo sono marcatamente riformiste e dall’approccio apertamente protezionista. Si tratta di persone che provengono solitamente da classi sociali agiate, senza alcuna consapevolezza politica. Per quello che ci riguarda è impensabile pensare la liberazione animale in un’ottica apolitica, l’abuso animale è una questione politica come lo sono altri aspetti tristemente presenti nella società turca come gli omicidi di persone trans, gli omicidi “d’onore” e i casi di abuso sessuale.

Al momento in Turchia ci sono numerosissime associazioni che in modo diverso parlano di diritti animali, ma tutte o quasi supportano apertamente il governo e la politica istituzionale. Per esempio la Animal Rights Federation (Federazione per i Diritti Animali), nata nel 2008. Lavorano con ministri, amministrazioni cittadine ed organizzazioni ufficiali. La loro attività consiste nell’inviare petizioni ai vari ministeri, le loro ragioni sono per noi incomprensibili, i loro argomenti sono fortemente antropocentrici. Se ti interessa parlare di animali, devi farlo mettendo al centro della questione questi ultimi, ma per associazioni di questo tipo è sempre l’essere umano il perno attorno al quale discorrere. Perché chiaramente lo stato ed i governi non faranno mai gli interessi degli animali, ma solo i propri. Nel 2011 la Animal Rights Federation in Turchia ha firmato un accordo di partnership con la municipalità metropolitana di Istanbul , responsabile del massacro di migliaia di animali randagi. Hanno organizzato una conferenza stampa dove diverse personalità pubbliche, artisti, leader religiosi di diverse religioni, ministri e sindaci sono andate a visitare le loro strutture per pubblicizzarle, quando solo nel loro canile di Istanbul 70 cuccioli sono stati uccisi da questa amministrazione comunale. Tutto ciò che fanno è condannare i cani a morte certa. Noi non ce ne dimentichiamo. Non vediamo come una persona che lotta per gli animali possa lavorare con coloro che commettono un simile genocidio. Ovviamente abbiamo deciso di protestare questa conferenza stampa che tentava di discolpare l’amministrazione comunale di Istanbul dalle sue responsabilità, e dove, per altro, come buffet erano serviti numerosi cadaveri di animali.

Per quanto riguarda la legislazione: vi sono alcune leggi e regolamenti per il “benessere animale” ad esempio regole sul processo di macellazione; come sopprimere un animale malato o dopo un esperimento, se parliamo di vivisezione. Esiste anche una legge chiamata specificatamente legge per la protezione degli animali, dove è scritto che ogni randagio andrebbe sterilizzato, per esempio. Si tratta di legislazioni nate sotto la pressione di lobby delle associazioni protezioniste, ed essenzialmente si tratta di diversi modi per uccidere gli animali. Questa legge per la protezione animale è entrata in vigore nel 2004, dopo di che le amministrazioni comunali hanno iniziato ad offrirsi di gestire il processo di sterilizzazione, con centinaia di animali che continuano a morire sui tavoli operatori a causa di operazioni grossolane con strumenti inadatti. Ma i protezionisti hanno potuto cantare vittoria, i randagi non erano ufficialmente più soppressi. La realtà  è che da 8 anni gli animali continuano a morire comunque, dietro  le porte dei loro canili.

I media continuano a coprire le reali informazioni con la loro propaganda: il Ministero dell’Ambiente installerà oltre 60.000 abbeveratoi in strada per i randagi, il Primo Ministro ha annunciato che una migliore legislazione verrà proposta e via dicendo. Ma se parliamo della realtà delle cose, i media non riportano ciò che davvero accade, ed il pubblico non è incline a reperire informazioni reali se questo significa vedere scene poco piacevoli. In fondo accade spesso anche con persone a noi vicine, quando tentiamo di mostrare loro cosa accade nei luoghi dello sfruttamento animale si rifiutano di voler guardare dicendo che quelle scene li rattristano, ma comunque nessuno di loro decide di cambiare la propria vita.  In Turchia anche grazie ai nostri sforzi la liberazione animale ha iniziato a divenire un argomento pubblicamente dibattuto. Ma si tratta di una tematica decisamente nuova per la Turchia, persino per molti /e attivisti /e confrontarsi con lo sfruttamento animale in una società come quella turca è scoraggiante, pensare di poter cambiare lo stato delle cose è percepito come qualcosa di utopico, e non riescono a rendere prioritaria la lotta per la liberazione animale ed impegnarsi realmente in essa.

A volte ci è capitato di avere notizie di azioni illegali. Sappiamo che alcuni gruppi hanno attaccato dei canili, aprendone le porte e danneggiandone gli interni. Alcuni amici ci hanno riferito di aver visto colonie di ratti bianchi in una foresta negli anni ‘90, non sappiamo come possano esserci arrivati. Va precisato che in Turchia esiste una atmosfera repressiva inimmaginabile.  Abbiamo centinaia di dissidenti politici rinchiusi nelle prigioni turche, le persone non se la sentono di rischiare pene carcerarie. Noi pensiamo si debbano iniziare a considerare nuove strategie, ma rimane difficile in questo contesto.  Da circa 6-7 anni  alcuni gruppi hanno deciso di protestare in modo più deciso in occasione di battute di caccia, fiere dove si vendono pellicce o circhi. Questo qualche tempo fa non accadeva, le associazioni non organizzavano proteste di questo stampo.  Ci si concentrava esclusivamente sul problema del randagismo, ora inizia ad esserci una nuova sensibilità e percezione della problematica in Turchia, vedremo come questa tendenza si svilupperà in futuro.  Da circa 2 anni inoltre esiste un progetto per mostrare la crudeltà animale in Turchia chiamato “Record the Cruelty” ( http://zulmugoruntule.wordpress.com/ ). Si tratta di un sito aperto dove chiunque abbia a disposizione video o foto può inviarle ai gestori dello spazio ed avere il proprio contributo pubblicato. Tra le altre cose hanno pubblicato due investigazioni sotto copertura all’interno di macelli turchi. Purtroppo nessuno è davvero interessato a questo progetto, crediamo per timore che le autorità individuino le persone che pubblicano il materiale, nessuno ha voglia di andare a processo per un sito. Ma pensiamo sia fondamentale mostrare cosa accade agli animali, anche in Turchia. Come gruppo non abbiamo abbastanza materiale da pubblicare, foto  e video. Quando organizziamo una protesta o un evento le persone ci chiedono continuamente di poter vedere materiale recente proveniente dalla Turchia, è nostra intenzione in futuro reperire più materiale e mostrarlo al pubblico.

5)      Potresti parlarci brevemente del movimento di liberazione curdo? Questa problematica è in qualche modo sentita nella società turca e nel movimento libertario turco?

Sarò breve riguardo a questo in quanto è un argomento largamente dibattuto, se ne parla spesso anche su media internazionali, a differenza della questione animale in Turchia: alcuni recenti arresti di militanti del KCK ( Koma Civakên Kurdistan – unione delle comunità curde ,organizzazione che si batte per l’indipendenza e l’autonomia del popolo curdo rispetto allo stato turco ndr) hanno favorito un aumento della tensione e dei conflitti armati tra gruppi curdi e l’esercito turco. Non è logico? Quando uno stato decide di mettere in prigione giornalisti se sono sospettati di avere simpatia per il movimento indipendentista curdo, penso sia sensato aspettarsi che la violenza aumenti, da ambo due le parti. Questa estate verrà ricordata come la più sanguinosa da anni. Ci sono stati numerosi attacchi nella parte occidentale della Turchia. I curdi al momento domandano di poter studiare nella loro lingua ed amministrare la loro regione autonomamente. Il Primo Ministro turco ha dichiarato che rendere il curdo una lingua a scelta nelle scuole dovrebbe bastare ai curdi. Sebbene il movimento curdo ed il movimento anarchico e libertario turco abbiano radici molto diverse, sono solidali tra loro.

6)      A livello internazionale il movimento di liberazione animale ha recentemente visto un cambiamento nelle strategie e nei contenuti di diversi gruppi: se fino a qualche anno fa l’obiettivo  era fermare, attraverso campagne di pressione ed azione diretta, istituzioni o aziende responsabili dello sfruttamento animale, mentre ora molte realtà hanno abbracciato un approccio abolizionista, focalizzando la propria azione nella ricerca del supporto pubblico attraverso la circolazione di video ed immagini che mostrano la realtà di luoghi come allevamenti e macelli. Questo ha in alcuni casi generato una sorta di divisione tra coloro che si pongono come obiettivo la liberazione animale in senso assoluto, ed altri che pensano che questa condizione non sarà mai raggiunta e si battono per ottenere migliori diritti per gli animali all’interno di questa società. Hai qualche riflessione da offrire a riguardo?

Una reale società democratica può considerarsi l’obiettivo di una lotta che si basa e riconosce il concetto di diritto, ma non possiamo includere la lotta per la liberazione totale in questa categoria.  Nonostante questa considerazione, pensiamo comunque che le lotte parziali restino elementi importanti che ci danno la possibilità di realizzare risultati concreti, anche in società come questa.

Quando governi oppressivi orientati secondo la dittatura della maggioranza ( sistema che contiene, già al suo interno, un orientamento patriarcale e di oppressione della minoranza, che deve sottostare alle decisioni di altri) definiscono sé stessi come democratici, la “società democratica” non può considerarsi una reale alternativa. Viviamo in un contesto in cui la nozione stessa di democrazia è parziale, questa parola ha perso la sua legittimazione nel momento in cui il singolo ha iniziato a definirne il senso a seconda del proprio interesse. Al di fuori di essa esiste la libertà, il contesto in cui nessuno decide per nessuno.

Vogliamo precisare che  una reale libertà sociale sarà realizzabile solo quando la situazione storica, sociale e culturale avrà superato l’antropocentrismo, che afferma sé stesso nella supremazia dell’uomo sulle altre specie.  Non vivremo mai in una società libera sino a quando non avremo abbattuto l’ultimo macello. Ognuno di noi è uno schiavo ed un ipocrita se pensa che sia possibile essere veramente liberi coesistendo in un sistema gerarchico ed oppressivo verso le altre specie. Chiaramente non possiamo non rallegrarci anche per piccoli e relativi miglioramenti ottenuti nella condizione degli animali in questa società, ma rimane un discorso a parte rispetto alla lotta per la liberazione reale degli animali stessi.

Riteniamo che  non si possa lottare per  obiettivi limitati, se è la liberazione ad interessarci. Per esempio non possiamo accettare di lavorare per ottenere migliori condizioni di macellazione per gli animali “sacrificati” ( nelle nazioni musulmane esiste una giornata di festa in cui una pecora o una mucca viene macellata e la carne viene data a persone povere) dopo aver affermato chiaramente che  il “Giorno del sacrificio” è un massacro.  Il concetto  di benessere che la società offre è basato sull’assunzione che la schiavitù sia inevitabile ( in larga parte schiavitù animale), questo è qualcosa con cui la nostra lotta non può avere nulla a che fare.

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